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ARTE PER LA VITA
UN PERCORSO EMOZIONALE ATTRAVERSO LA PRATICA ARTISTICA
COME STRUMENTO TERAPEUTICO E DI ACCRESCIMENTO DEL SÉ.

Un neofita che si mette per la prima volta di fronte alla tela bianca ha a disposizione due scelte essenziali: o cerca con ogni mezzo che gli viene messo a disposizione di rappresentare ciò che il pensiero razionale gli suggerisce, una forma, un ricordo reale, un oggetto a lui caro, un’ancora che lo riporti alla calma e alla tranquillità oppure si butta anima e corpo su quello spazio intonso senza pensare a ciò che verrà fuori, lasciandosi guidare dal segno, dal movimento della mano, dal colore, senza alcun criterio estetico o tecnico codificato.

Questa seconda scelta è ardita e imprevedibile mentre la prima è solo  in apparenza, più semplice.  L’arte dà a entrambi gli sperimentatori gioia e permette di rivelare equilibri e disequilibri che fanno parte della natura umana. Quando sbirciamo nella tela del vicino durante un laboratorio di arteterapia, osserviamo frammenti della sua immagine interiore che inizia a profilarsi attraverso i colori, le forme, il movimento, contempliamo ciò che è significativo per lui e lo spinge ad evolvere. Una persona con disabilità ha solamente bisogno di supporti fisici, di strumenti che gli permettano di superare le barriere: la pratica della pittura è spesso il preludio a un miglioramento che si estende a tutti gli ambiti della vita quotidiana.

Un laboratorio di arteterapia è un luogo di condivisione, di scambio, dove il percorso creativo connette intimamente le persone tra di loro mettendo in relazione mente, vissuto, visione e manualità. L’arte non ha il potere di abbattere le barriere architettoniche né può sostituirsi alla riabilitazione psicomotoria. Tuttavia offre a chi la pratica la possibilità di ascoltare e riconoscere il proprio ritmo interiore, è un’efficace valvola di sfogo che permette di liberare la mente e consente di sentirsi integri e vitali nonostante un corpo parzialmente immobilizzato. Mano a mano che il neofita procede nella conoscenza dei materiali trova quello che gli è più congeniale e si apre alla creatività, lasciandosi alle spalle le paure  e mobilitando quelle energie interiori che credeva di aver perso. L’immobilità forzata, il dolore e la difficoltà motoria vengono trasfigurati attraverso la produzione di immagini forti, simboliche ed evocative che l’arteterapeuta aiuta a riconoscere come proprie, ricche di bellezza e valore.

Questo esercizio non è da valutare sul piano prettamente estetico ma in quanto gesto di catarsi e di liberazione dall’”armatura” che ci portiamo addosso quando il corpo sembra non appartenerci pienamente, non rispondere alla nostra esigenza di completezza e alla velocità del pensiero.